CP7 – La nostra posizione

12 Ottobre 2011

L’elezione di un rappresentante del MoVimento 5 stelle nel Consiglio Comunale di Pinerolo rappresenta un segnale di cambiamento incontrovertibile per la città. Il cittadino ha la possibilità, per la prima volta, di informarsi attingendo direttamente alle fonti (delibere e tutta la documentazione d’archivio) che in precedenza erano di difficile reperibilità. Non che prima fosse tecnicamente impossibile, solamente che se non si è fatto è perché non esisteva la volontà politica di farlo.

Uno dei risultati di questa informazione capillare e trasparente la si può riscontrare nella famigerata vicenda della CP7, quell’area ai piedi di Monte Oliveto che è già stata oggetto di battaglie in passato e si sta avviando verso la conclusione. Il tentativo di cementificazione ai piedi di Monte Oliveto ha generato una presa di posizione ed una consapevolezza di una parte della cittadinanza e per condividere delle riflessioni con voi, è necessario ripercorrere le varie tappe della storia, che partendo da lontano si è aggrovigliata nel presente.

Un po’ di storia.

Per poter meglio spiegare cosa sta succedendo è bene fare alcuni passi indietro e, più precisamente, partire dal 1995, anno in cui l’Amministrazione decise di dotarsi di un nuovo piano regolatore (che sarà abbreviato in P.R.G.C.), approvando in modo definitivo un progetto che si trascinava da molti anni. Questo piano, attualmente in vigore, fu approvato in un contesto territoriale e sociale totalmente differente da quello odierno dove l’ottimistica previsione dell’aumento demografico a 50000 abitanti non è mai avvenuta, anzi, per alcuni anni è addirittura diminuita

Negli anni che seguirono si sono registrati numerosi passaggi, tra i quali l’approvazione da parte della regione del bando di concorso di edilizia agevolata e, in particolare, l’adozione da parte del Comune del IV piano per l’edilizia economica e popolare (P.E.E.P.), strumento di pianificazione urbanistica necessario per attuare l’intervento edilizio in questione.

Gli anni successivi vedono i costruttori, di concerto con l’amministrazione locale ( Delibera Giunta 27-4-2000 Bando Pubblico Edilizia Agevolata), ottenere i finanziamenti pubblici dalla Regione, acquistare le aree residue del P.E.E.P., nonché rendersi disponibili ad una riduzione di 5000 mq dell’area edificabile, accogliendo la richiesta dell’Amministrazione di mitigare e ridurre il più possibile l’impatto ambientale e paesaggistico dell’intervento.

Arriviamo al 2006, anno in cui, con una Delibera di variante al P.R.G.C., il comune di Pinerolo decide di sostituire il piano per l’edilizia economica popolare (P.E.E.P) con il piano edilizio convenzionato (P.E.C.) (Delibera 19.12.2006) riducendo la capacità insediativa dell’area (come da progetto preliminare, delibera n°29 del 6 aprile 2006, nell’amministrazione Barbero) di 5000 mq ma passando da un progetto di case popolari ad uno di edilizia residenziale convenzionata.

L’iter del P.E.C., presentato in Comune nel 2007, procede verso l’approvazione acquisendo tutti i pareri tecnici necessari.

Nel 2009 inoltre veniva inserito in uno dei punti della Relazione previsionale e programmatica del triennio 2010-2012 la volontà di arrivare il prima possibile all’approvazione del P.E.C..

Nel 2010, segnatamente il 16 febbraio, il P.E.C. relativo all’area CP7 viene accolto dal Sindaco e pubblicato sull’Albo Pretorio. Tuttavia, nel maggio dello stesso anno, la delibera di approvazione definitiva del PEC viene respinta con 13 voti sfavorevoli contro 12.

A questo punto i costruttori, nel luglio del 2010, ricorrono al TAR per la sospensione della Delibera. Il 2 novembre 2010 il TAR accoglie tale richiesta ravvisando una mancata motivazione alla bocciatura della Delibera (ordinanza N° 788 del 2 novembre 2010).

Dunque la precedente Amministrazione, dovendo dar seguito all’ordinanza del TAR, riporta nel Consiglio Comunale di fine novembre 2010 la stessa Delibera, la quale, dopo una raccolta firme promossa anche da noi, viene ritirata (per mancanza di numeri in maggioranza) dall’allora Sindaco Covato. Mossa che non poteva soddisfare le richieste del TAR che ne chiedeva una nuova valutazione. Tant’è che nel marzo del 2011 la Delibera (parte1, parte2, parte3, parte4) viene nuovamente presentata e nuovamente bocciata, ma questa volta alcuni Consiglieri di minoranza e di maggioranza firmano un documento in cui vengono sintetizzate le motivazioni della bocciatura, ritenute tuttavia insufficienti dal TAR, che in una sua Ordinanza del 15 luglio 2011 accoglie, anche questa volta, le richieste di sospensione della Delibera avanzate dalle cooperative costruttrici e fissa il giudizio nel merito della questione a dicembre 2011. Le cooperative presentano inoltre una richiesta di risarcimento danni quantificata in 8,6 milioni di euro, cifra che ad una prima analisi sembra piuttosto eccessiva.

L’ordinanza del TAR.

L’ordinanza del TAR del 15 luglio 2011 elenca espressamente alcune azioni da intraprendere per ridurre il rischio di perdere il contenzioso in atto, con conseguente riconoscimento dei danni ai costruttori. Suggerisce infatti di modificare il piano regolatore rendendo inedificabile l’area, effettuando una ”motivazione comparata degli interessi pubblici” in gioco.

Variando il Piano Regolatore si elimina definitivamente la possibilità di edificazione dell’area, individuando nella stessa variante le motivazioni del diniego a costruire, che vanno ricercate in una particolare sensibilità ambientale, paesaggistica ed idrogeologica dell’area e nelle mutate condizioni sociali (mancato incremento demografico, abbondanza di alloggi sfitti nel Pinerolese).

L’udienza del TAR avrà luogo il 1 Dicembre 2011.

Per modificare il PRGC, nelle modalità previste dalla Legge, i tempi tecnici e burocratici si allungano notevolmente e, se questo è l’unico modo per evitare di costruire e di pagare, il tempo a nostro avviso è terminato. Resta da chiedersi il perché non lo si è fatto prima quando c’era tutto il tempo disponibile.

Cosa ne pensa il M5S Pinerolo di tutto questo.

Stante le carte a disposizione, un giudice del TAR non poteva far altro che accogliere la posizione dei costruttori e ordinare la sospensiva in attesa della sentenza.

Riteniamo pertanto che ricorrere al Consiglio di Stato nelle attuali condizioni, così come deciso dal Sindaco Buttiero e dalla sua Giunta con Delibera 247 del 28 settembre 2011, non sia la soluzione più illuminata, in quanto riteniamo che senza una variante al Piano Regolatore il Consiglio di Stato non può che confermare l’Ordinanza del TAR.

I pericoli legati alla CP7: se il TAR si pronuncerà a favore dei costruttori.

  • Nell’area CP7 potranno essere iniziati i lavori.
  • Non si costruirà ma si dovranno pagare i danni.
  • Si costruirà e non è escluso che si debba in futuro risarcire i costruttori per la perdita dei finanziamenti regionali

La prospettiva di un giudizio sfavorevole da parte del Consiglio di Stato consentirebbe all’Amministrazione di uscirne senza assumersi la minima responsabilità decisionale e senza esporsi né in una direzione, né nell’altra e senza scongiurare il pericolo di dovere comunque un risarcimento danni.

I pericoli legati alla CP7: se non si costruisse e se un risarcimento fosse dovuto.

Si dice che alcune delle cooperative dei costruttori coinvolte nella vicenda siano sull’orlo del fallimento. Se così fosse, paradossalmente oggi converrebbe di più ai costruttori intascare i soldi del risarcimento piuttosto che costruire sulla CP7.

In caso di Risarcimenti sara necessario reperire i soldi o da un taglio dei servizi o da un’aumento dell’addizionale IRPEF comunale o, temiamo, da entrambi.

Cosa sarebbe opportuno fare e cosa farà il moVimento ?

Come potete vedere, da qualunque parte la si guardi la situazione ha pesanti implicazioni ambientali, economiche e sociali, rimandate nel tempo e a causa di questi rimandi si è arrivati al capolinea. L’ideale sarebbe quella di trovare un modo per salvare capra e cavoli, cioè non costruire ed evitare il risarcimento, anzichè sostanzialmente lavarsene le mani con un ricorso al Consiglio di Stato (Ricorso al Consiglio di Stato avverso l’ordinanza n. 491-11.).

Nel tentativo di fermare una nuova ed inutile colata di cemento ci era sembrato opportuno partecipare alle riunioni del Comitato per la salvaguardia di Monte Oliveto, creatosi proprio allo scopo di evitare la cementificazione di un’area di elevato valore paesaggistico. Tuttavia, alla luce di quanto riportato qui sopra, ci sentiamo di muovere alcune critiche e di rivedere la nostra posizione.

Il Comitato, come esso stesso ben sa, ha avviato una campagna di raccolta firme che, senza un validatore, ha una valenza prettamente mediatica e anche se si raggiungessero numeri importanti si correrebbe il rischio, comunque, di rendere l’iniziativa infruttuosa. Le firme, da sole, non bastano. Occorre una precisa volontà politica. Volontà che sembrerebbe mancare, vista l’ambiguità politica di alcuni dei suoi componenti. Alcuni soggetti facenti parte di questo comitato sono gli stessi che solo qualche mese fa contribuirono pesantemente alla creazione di questo problema.

Ma tralasciando questo particolare, non certo di poco conto, ed accettando l’idea che nella vita si può anche cambiare opinione, ci chiediamo quali possibilità reali abbia di essere approvata una delibera proposta dall’opposizione, delibera che, in base alla L.R. 56/77, avrebbe comunque dei tempi di approvazione molto lunghi.

Purtroppo, le decisioni in materia, spettano alla maggioranza ed al Sindaco. Se all’interno del comitato esistono forze di maggioranza (FdS e IDV) che hanno così tanto a cuore il problema da organizzare raccolte firme e iniziative varie sul territorio, devono inevitabilmente essere loro il veicolo principale al raggiungimento del fine, portando con forza all’interno della maggioranza le istanze del comitato.

Riteniamo che la scelta corretta, se si vuole fermare l’intervento, sia:

  1. modificare il PRGC rendendo inedificabile l’area;
  2. cambiare la relazione previsionale e programmatica, se possibile.

Le dichiarazioni e le intenzioni del Sindaco e della maggioranza non sembrano essere in linea con quanto occorre fare. Lo stesso Sindaco, in un dibattito allo Stranamore in occasione della festa della FdS, alla presenza del Consigliere Clement e del vice Sindaco Alchera, interpellato sulla possibilità di fare una variante al PRGC sulla CP7, ha dichiarato con particolare determinazione che lui non porterà mai un provvedimento in Consiglio Comunale per bocciarlo (la delibera di approvazione del PEC va comunque riportata in Consiglio Comunale).

Ci chiediamo dunque con quale criterio si afferma di avere a cuore il problema se poi non si presenta questa istanza nelle sedi più opportune e, permetteteci, efficaci… e cioè in riunione di maggioranza o in Giunta direttamente. Se la Giunta, di cui alcuni componenti del Comitato fanno parte, ha intrapreso una strada che va in senso diametralmente opposto a quella che persegue il Comitato stesso, ci chiediamo perché ne facciano ancora parte. Pensiamo che questa ambivalenza nuocia alla credibilità generale del Comitato e lo svuoti di significato. Per questi motivi decidiamo di non farne più parte.

 

 

 

 

 

 

 

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