Finanziamento Banche

11 Giugno 2012

Da oggi siamo tutti più felici. La notizia che il “sistema bancario” ha conferito la modica somma di € 100 miliardi per il risanamento ed il salvataggio delle banche spagnole prossime al fallimento ha risollevato gli animi di tutti, americani compresi. L’euro è salvo e le nostre economie possono trarre un sospiro di sollievo.
Ma è proprio così?
Che l’economia spagnola fosse alquanto gonfiata lo si sapeva. Il boom della cementificazione era sotto gli occhi di tutti. La cementificazione (costruzione di case, fabbriche e chi più ne ha più ne metta) porta ricchezza, aumenta il PIL e siccome le economie statali si misurano sul PIL la Spagna aveva fatto passi da gigante tra il plauso di tutta la comunità.

Come si è poi visto un bel gigante di terracotta. Il punto è che far girare l’economia producendo cose inutili serve a qualcuno? Di sicuro ai costruttori, a coloro che producono le materie prime (ferro, cemento, asfalto), ai politici (bustarelle?) ed alle economie locali (il ristorante dove mangiano gli operai, i comuni che introitano gli oneri di urbanizzazione, i singoli che vendono i terreni). Fin qui sarebbe un bene se i beni prodotti fossero veramente fungibili e trovassero una domanda corrispondente: in sintesi se le cose che vengono prodotte poi sono acquistate da qualcuno. Ma così non è stato: all’urbanizzazione selvaggia non è seguita una corretta collocazione sul mercato e gli immobili prodotti sono rimasti invenduti.
Tutto ciò la dice lunga sulle capacità imprenditoriali dei nostri cugini spagnoli che non hanno saputo prevedere un corretto bilanciamento tra domanda e offerta. Ma la dice ancor più lunga sulla classe politica che, magari rincorrendo un consenso immediato, non ha saputo pianificare sul benessere dei propri elettori.
Inoltre si viene a sapere che il sistema bancario spagnolo ha contribuito in modo sostanziale a finanziare le società calcistiche spagnole. Società con bilanci in profondo rosso che, per conquistare un emblematico scudetto o una coppa, non hanno esitato a ricorrere all’indebitamento pur di accaparrarsi persone il cui unico merito è saper correre dietro una palla cercando di scagliarla dentro una rete.

La morale è che per fare arricchire un calciatore che per il suo oneroso e pericoloso lavoro guadagna in un anno tanto quanto porterebbero a casa tutti i lavoratori delle fabbriche spagnole in una vita di lavoro. Ed ancora: il suo acquisto a prezzi spropositati ha un senso? L’imprenditore compra un bene strumentale (il macchinario) dopo averne valutato le potenzialità (numero dei pezzi che produce e loro qualità) con l’obiettivo di o risparmiare o incrementare i guadagni. Ovviamente valuta il bilanciamento tra costi e benefici. L’acquisto di un giocatore a prezzi che oscillano intorno ai 70 milioni di euro come si fa ad ammortizzare tenuto conto inoltre che il mantenerlo “produttivo” costa uno sproposito?

Ha un senso tutto ciò?

Ha un senso che per il benessere di pochi paghino in molti?

Ha un senso che gli sbagli di imprenditori (vogliamo continuare a chiamarli così?) vengano pagati da coloro che allo stato delle cose devono lavorare sino allo sfinimento e non sanno come far mangiare le proprie famiglie?

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