La cultura non si mangia, il cemento invece si!

15 Marzo 2011

Cosa dice la sezione di Pinerolo di Italia Nostra ?

Molte cose su cui siamo d’accordo; salvaguardia del paesaggio e difesa e valorizzazionedel patrimonio storico della città, tutela dell’archeologia industriale, delle vie d’acqua, dei beni dismessi dal demanio militare, modifica del Piano Regolatore Generale (PRG).
Casi emblematici: Turck e Acaja, su cui IN si è presentata nel 2010 con due eventi molto seguiti.

Abbiamo seguito l’assemblea dei soci del 7 marzo scorso in cui è stata presentata una relazione sull’attività presente e futura della sezione pinerolese, nata da un anno ed ora pienamente attiva.
Si parte dall’osservazione (pienamente condivisa) che il PRG attuale definito nel 1998 è sovradimensionato rispetto alle necessità correnti; prevedeva una città di 50000 abitanti mentre oggi siamo stabili a 35000 senza previsioni di aumenti futuri. Intanto Pinerolo (con Pragelato) è uno dei comuni della Provincia con più alto consumo di suolo, le costruzioni sono fatte  con criteri  da anni 50, con la la proliferazione lineare lungo gli assi di accesso alla città. Stupisce l’incapacità delle elites politiche e culturali della città di stabilire una politica alternativa di utilizzo del suolo. Abbiamo ora un problema nuovo che è quello della dismissione delle aree industriali (vedi Galup, ma anche Corcos, Buroni, Mustad) per il quale la città non è attrezzata perché non prevista nel PRG ed è affrontata con variantine di volta in volta.

E’ stata fatta decadere la variante di qualità e l’attuale PRG permette praticamente di continuare a costruire.
Qui il dibattito si è fatto interessante perché  IN ha dichiarato chiaramente che non esiste la moratoria dell’edilizia, che sarebbe contro il PRG e se attuata porrebbe il Comune a rischio di ricorso. In sostanza, oggi si può costruire e affermazioni contrarie rischiano di essere velleitarie e controproducenti.
Questo è un pò un limite a campagne puntuali contro la cementificazione ( Corelli, Monte Oliveto ) che abbiamo portato avanti con altre forze politiche e che hanno avuto grande seguito e un risultato positivo, ma che sono o potrebbero essere a rischio di ricorso.
In pratica, diciamo noi, stop al consumo del suolo ma per farlo in maniera che non sia solo una provocazione, bisogna mettere mano al PRG, bisogna portare delle proposte, delle proposte che derivino da un dibattito e che siano condivise. Poi anche le provocazioni vanno bene, per carità, per chiarire qual è la nostra visione della futura Pinerolo, sapendo però che queste cose non possono essere raggiunte in un colpo solo.

Tornando alla serata, IN  punta ad obiettivi ragionevoli e fattibili, non velleitari, demagogici ed ideologici, è un’associazione culturale che fa i conti con la realtà e con le leggi vigenti. E’ compito della politica intervenire per modificare i vincoli economici e legislativi ed operare in direzione alternativa. Siamo tutti d’accordo,  si è detto, che Pinerolo per il suo magnifico passato , per il suo patrimonio culturale, merita di essere considerata la capitale di un territorio di duecentomila abitanti piuttosto che una malinconica borgata dormitorio come tante altre intorno a Torino.

Cosa fare ora? IN , dopo i due importanti eventi citati, vuole espandersi all’area delle valli (Chisone e Pellice) per “uscire dalla trappola di Pinerolo”, coinvolgendo il territorio per creare una serie di “antenne” diffuse che riportino i casi da tutelare e le situazioni in cui intervenire.
IN chiederà poi a tutte le forze politiche di esprimersi sulle proprie proposte a partire dal programma elettorale per le imminenti elezioni e farà, se possibile,  un incontro per ragionare insieme sulle priorità.
Sicuramente la prima sarà quella di porre in sicurezza il Palazzo degli Acaja per evitare che crolli ancora prima di avviare la  mostra fotografica sullo stato attuale …(sarebbe la nostra Pompei…)

In conclusione, ci pare che i valori del Movimento siano molto vicini a quelli di Italia Nostra, ed anche l’attenzione alla realtà delle cose e la consapevolezza degli interessi economici in gioco, per cui non è affatto facile passare dai buoni propositi all’attuazione concreta. Sappiamo che tutti i partiti condividono l’interesse con la cultura fino a quando non costa troppo, come dice  il  ministro Tremonti, la cultura non si mangia.
Vedremo alla prova dei fatti; noi ci saremo.

Guido

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