L'incendio del Turck

24 Ottobre 2013

Sentire un sindaco, che dopo un incendio nella sua città, esprime soddisfazione perché ora si potrà abbattere un opificio storico, diventato pericolante rifugio per disperati, lascia  stupefatti.

Fatte le debite proporzioni, mi è venuto in mente il  devastante incendio di Roma del 64 d.C.,con la ben nota immagine di Nerone che dal suo palazzo contempla le fiamme e con la cetra canta la caduta di Troia. A Pinerolo non cadrà Troia ma finalmente,  si potrà abbattere quella pericolante facciata sul Moirano, alla faccia  della Sovrintendenza e di quei rompi… di  Italia Nostra, eterni difensori della memoria e ostili al nuovo che avanza.

Malignamente si potrebbe aggiungere che la violenza dell’incendio, il fatto che sia divampato contemporaneamente nei vari piani e abbia  bruciato tutto in pochi minuti, più che a un incendio casuale, o a una bombola scoppiata, fa pensare a qualcosa di predisposto, con preavviso ai poveracci che avevano trovato un misero riparo dentro l’ex-merlettificio (non ci sono state vittime). Lasciando perdere  i sospetti, resta il fatto che una concezione urbanistica   “spiana e poi costruisci”  non è solo un dato della presente amministrazione ma  ha caratterizzato decisioni del passato (Caserma del Vauban, sventramento di Via Principi d’Acaia…). E dato che è ancora in vigore un piano regolatore  che prevede di costruire vani per una popolazione doppia di quella attuale, se  il comune spiana, la speculazione edifica (vedi l’ultima brillante idea di un altro mezzo grattacielo sopra i “portici blu”).

Ora l’enorme area dell’ex-merlettificio, (più o meno  9 campi di calcio!) , divisa tra una decina di  proprietari, potrà essere in buona parte edificata (400 o più alloggi, ma per  chi, viste le centinaia di cartelli affittasi o vendesi per le strade di Pinerolo?) Qualche anno fa, in un Convegno sul Turck organizzato da Italia Nostra, tutti  avevano convenuto sull’importanza  urbanistica dell’area per realizzare una  viabilità di scorrimento senza attraversamento di piazza Cavour, verde  pubblico, servizi, parcheggio a poca distanza dal centro, una moderata quota di edilizia popolare e la salvaguardia, tipo museo all’aperto, delle parti più  significative per la memoria industriale dell’opificio della lana. L’allora sindaco Covato aveva promesso una regia pubblica dell’operazione.

Ma se la regia pubblica è quella che cementifica Monte Uliveto, lascia crollare gli Acaia, vende aree pubbliche per farci palazzoni e abbatte ciò che infastidisce, probabilmente la speculazione  privata se la ride…

M.R.

 

 

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