Non rompeteci i polmoni

12 Luglio 2010

Il 07 luglio abbiamo assistito dalla posizione privilegiata di Gruppo Consiliare accreditato all’ennesima pantomima delle grandi opere inutili e dannose in Piemonte.

Alla presenza di una sparuta delegazione di politici (assente la Giunta Regionale), di banchieri, costruttori, militari (forse perchè in futuro presidieranno l’area di “interesse strategico nazionale”?) hanno benedetto letteralmente, con tanto di parroco ed acqua santa, la posa della prima pietra (che sembra al momento una turca) dell’inceneritore di Torino, in zona Gerbido, cimitero Torino sud, con corredo di accensione da parte di un avvenente ingegnere in tacchi a spillo del countdown dell’opera.

Data della realizzazione del “sogno” – così l’ha definito l’amministratore delegato di Trattamento Rifiuti Metropolitani, Bruno Torresin – inizio del 2013: chissà come sono i suoi incubi, poverino, farà pari con l’Assessore Ravello che non dorme la notte. Lo stesso Torresin si supera quando, nella più classica delle sparate finto-ecologiste, dopo aver specificato che l’inceneritore di Torino producendo 350 GWhe e 170 GWht annui farà risparmiare 70 mila TeP (e l’energia per estrarre, trasformare, distribuire quella materia? sa cos’è un’analisi di ciclo di vita o LCA? La Convenzione di Stoccolma che impedisce non solo di emettere ma di produrre inquinanti organici persistenti come la diossina, cancerogeno certo per l’uomo?), proclama con fiero cipiglio: “vogliamo affrancare il Piemonte dalla dipendenza dal petrolio, bruciando i rifiuti!”. Qualche risata si trattiene a stento.
Il presidente della Provincia, Saitta non è da meno, quando afferma il falso dicendo che l’Accordo di Programma dell’inceneritore è stato firmato e quindi la Regione non può retrocedere dalle tang…compensazioni ai Comuni interessati dall’opera, Beinasco, Rivalta, Orbassano, Grugliasco, Rivoli. Erika Faienza, presidente del comitato locale di controllo annuisce pesantemente col capo, salvo poi irrigidirsi mentre la riprendiamo. Tom Dealessandri, vicesindaco di Torino narra le… 10 fatiche di Ercole per scegliere la sede dell’inceneritore, e noi aggiungiamo, visto che sui 10 siti studiati, questo era il penultimo per la compromissione pregressa dal punto di vista ambientale, sconsigliandone, in teoria ma non in prassi per i nostri, l’ulteriore localizzazione di un’industria insalubre. Chiude, commovente, Foietta, presidente dell’ATO-R, spronando l’ATI vincitrice dell’appalto, CNIM, ad anticipare i tempi, perchè ogni mese di ritardo sono 40 mila ton in più in discarica…

Certo, se ci si ostina a non fare la raccolta differenziata porta a porta a Torino città e a non volere investire pochi milioni di euro nel trattamento a freddo del residuo anzichè 500 milioni di euro in un megaforno, che, se tutto va bene dal punto di vista finanziario (e male dal punto di vista della nostra salute), rientreranno nel 2033, le prospettive non sono rosee. Ovviamente per la Città di Torino, alla canna del gas con i debiti, si tratta di una speculazione finanziaria che si spera proficua: da una parte, 15 milioni annui di certificati verdi (pensate se un giorno dovessero essere destinati veramente alle sole fonti di energia rinnovabili quali sole, eolico, maree…), dall’altra, 41 milioni annui di ricavi da conferimento (i Comuni interessati della Provincia di Torino sono vincolati a portare i propri rifiuti qui, pena pagamento di una penale…), infine 26 milioni per ricavi della vendita di energia prodotta. Se si inceppasse anche solo uno di questi parametri salterebbe il giochino, basato sul lauto dividendo che verrà ridistribuito ai soci (cioè il Comune di Torino che detiene circa il 93% delle azioni), a partire dal 2017, di circa 18 milioni annui, per iniziare a parlare di utile dal 2033, data in cui dovrebbero essere ripianati i finanziamenti delle Banche (BEI, BNP Paribas, Unicredit, CrediPrato, Banca Popolare di Vicenza).

Il MoVimento 5 stelle ritiene che l’amministrazione debba esser fatta in modo concreto, senza speculazioni finanziarie nè investimenti spericolati, secondo la “diligenza del buon padre di famiglia”, che mai farebbe correre un rischio ai propri figli e mai procurerebbe un danno, evitabile, oltre che economico all’ambiente e quindi alla salute dei suoi concittadini. In questo momento di crisi economica c’è possibilità di far recedere le amministrazioni dai loro progetti scriteriati, pur tenendo in mente le penali da pagare: questo tenteremo di fare, dati alla mano, in Commissione Ambiente in Regione e presentandoci, chiaramente, da soli, alle prossime elezioni comunali di Torino.

di Davide Bono

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