Pinerolo e la pianificazione territoriale all'incontrario

3 Settembre 2012

La Pianificazione territoriale, intesa come quel processo decisionale finalizzato a stabilire i migliori utilizzi urbanistici di una certa area, è sicuramente un passaggio molto importante nel governo di un territorio, in quanto in grado di vincolare le scelte urbanistiche di una città. Ogni particolare area, infatti, ha una sua vocazione specifica (per esempio produttiva, residenziale, naturalistica) o può presentare problemi di carattere idrogeologico (aree soggette ad esondazioni ricorrenti, fenomeni di allagamento, frane quiescenti, etc…).

Per prevenire dunque spiacevoli danni a cose e persone legati a dissesti di carattere idrogeologico, tutti i Comuni italiani sono obbligati per legge ad approvare una variante ai propri Piani regolatori cosiddetta “di adeguamento al PAI (Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico). Il PAI consiste in un insieme di norme tecniche approvate dall’Autorità di Bacino del fiume Po da applicare per individuare le aree caratterizzate da fenomeni di pericolosità geomorfologica ed idraulica. Le norme contenute nel PAI, inoltre, contengono anche tutta una serie di prescrizioni da osservare per la progettazione di interventi sui corsi d’acqua. Individuato un dissesto (per esempio stabilito che una certa zona è soggetta ad alluvioni frequenti), l’adeguamento al PAI prevede che lo strumento urbanistico comunale (il PRGC) venga modificato per adattarlo alle risultanze degli studi idraulici ed idrogeologici. Quindi, se un terreno per esempio è soggetto ad esondazioni, in base alla frequenza delle esondazioni il PAI stabilisce se si possano effettuare interventi edificatori ed in quali modalità.

A Pinerolo, tuttavia, rispetto all’ordine delle cose appena descritto, abbiamo una visione della pianificazione territoriale un po’ diversa. La Delibera “Variante al PRGC di adeguamento al PAI” in discussione nella seduta Consigliare del 4 e 5 settembre 2012 presenta, infatti, alcuni aspetti che meritano una riflessione. Negli elaborati allegati alla Delibera (Carte di utilizzazione urbanistica) vengono indicati gli usi urbanistici delle diverse zone della Città, in base alle risultanze degli studi idraulici ed idrogeologici effettuati da professionisti abilitati. La norma prevede che il territorio venga suddiviso in 3 classi di pericolosità:

1)      CLASSE 1: porzioni di territorio dove le condizioni di pericolosità sono tali da non imporre alcune limitazioni all’utilizzo urbanistico

2)      CLASSE 2: porzioni di territorio nelle quali le condizioni di moderata pericolosità possono essere agevolmente superate attraverso l’adozione e il rispetto di modesti accorgimenti tecnici

3)      CLASSE 3: porzioni di territorio nelle quali le condizioni di elevata pericolosità geomorfologica sono tali da impedirne l’utilizzo qualora inedificate, richiedendo la previsione di interventi di sistemazione idrogeologica a tutela del patrimonio esistente.

In particolare viene definita un’ulteriore sotto classificazione per la classe 3:

  • CLASSE 3A: “aree di versante interessate da dissesti gravitativi, aree inondabili dal reticolato idrografico principale e minore, fasce di rispetto dai corsi d’acqua, settori di versante potenzialmente instabili.” Queste sono “porzioni di territorio inedificate che presentano caratteristiche che le rendono inidonee a nuovi insediamenti
  • CLASSE 3B: “porzioni di territorio edificate nelle quali gli elementi di pericolosità sono tali da imporre in ogni caso interventi di riassetto territoriale di carattere pubblico a tutela del patrimonio urbanistico esistente. A seguito della realizzazione delle opere sarà possibile la realizzazione di nuove edificazioni, ampliamenti o completamenti”.

Stabilito dunque che una zona ha un livello di pericolosità elevato (classe 3), se essa è inedificata ricade in classe 3A (edificazione vietata), mentre, qualora siano già presenti edificazioni, la norma impone che vengano fatti interventi pubblici di messa in sicurezza dei territori, e solo allora si potrà procedere con nuove edificazioni. Di per se la norma un senso logico c’è l’ha: dove c’è pericolo non costruisci più, mentre se hai già costruito in passato, quando la pianificazione territoriale non si faceva, devi mettere in sicurezza l’area, e poi al limite costruisci. I maghi dell’urbanistica pinerolesi tuttavia, per non perdere l’edificabilità su alcuni terreni di particolare valore commerciale, hanno classificato alcune aree ricadenti in classe 3 come edificate, anche se su di esse al momento ci sono solo rovi, prati, campi ed eventualmente qualche baracca diroccata. Non è stato difficile individuare le aree inserite in classe 3B pur essendo inedificate, in quanto, guarda caso, sono le zone in cui è in atto o c’è stato ampio dibattito politico riguardo la loro destinazione:

–          area CP7 (prati sotto Monte Oliveto): interessata da fenomeni di allagamento dovuti a risalita di falda e sgrondo dalla collina

–          area Via vecchia di Buriasco: il bel pratone di fianco alla COOP, al fondo di Strada Poirino, sulla destra

–          area Turk: l’intera porzione retrostante l’edificio dell’ex merlettificio, interessata da fenomeni di esondazione del torrente Lemina

–          i terreni posti immediatamente a valle del Ponte Sanino, in via Bignone, soggetti anch’essi a ricorrenti allagamenti per esondazione del torrente Lemina in sponda destra.

In pratica i professionisti hanno individuato per ciascuna di queste aree dei problemi idrogeologici importanti, ma nel momento in cui si è trattato di deciderne la destinazione urbanistica, sono stati fatti passare come edificati sebbene non lo siano. In questo modo l’edificabilità su questi terreni è stata mantenuta, e non ci sarebbe da stupirsi se in futuro fosse proprio l’Amministrazione a farsi carico dei lavori di messa in sicurezza necessari per l’eventuale futura edificazione. Ipotesi che a nostro avviso è inaccettabile.

L’idea di “barare” in questo modo porta ad un risultato quanto meno divertente (se vogliamo ridere, ma non credo che i cittadini di via Martiri ridano tanto quando si trovano le case allagate a causa di una cattiva pianificazione). Quella che andiamo ad approvare mercoledì sera non sarà una delibera di variante al PRGC di adeguamento al PAI, bensì il risultato che si produce, nella sostanza, è l’esatto opposto: si bara sui risultati della pianificazione per non perdere l’edificabilità su particolari terreni. In pratica votiamo una variante al PAI di adeguamento al Piano Regolatore. Questo aspetto è stato perfino ribadito in Commissione urbanistica dai Cons.ri Chiabrando Riccardo e Berti (Presidente Commissione urbanistica) che alle mie osservazioni rispondono candidamente: “… ma poi ci sono anche le regole urbanistiche da rispettare”. E’ proprio questo il punto: l’adeguamento al PAI serve a cambiare le regole urbanistiche affinché non si costruisca più dove non è sicuro farlo, e dove non siano necessari interventi di sistemazione dispendiosi sia per il pubblico, sia per i soggetti attuatori qualora venissero chiamati a pagare loro (scelta auspicabile!) gli interventi di messa in sicurezza. Forse i Consiglieri non hanno letto il titolo della delibera, sicuramente non ne hanno capito il senso.

Tutta la documentazione citata è riportata sul sito del Comune al seguente link:

http://www.comune.pinerolo.to.it/servizi/urbanistica/11_adeguamento_PAI.htm

Ringraziamo l’Osservatorio 0121 che ci ha segnalato il problema.

 

Stay tuned

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