Una occasione urbanistica per Pinerolo

13 Giugno 2010

Il Turk tra memoria industriale e speculazione: una occasione urbanistica per la città

Di seguito un riepilogo dell’interessante incontro tenutosi lo scorso 3 giugno nel salone dei Cavalieri. Sono solo degli appunti messi insieme alla veloce cercando di dare un’idea del discorso. Sono ben accette segnalazioni per integrare il documento.

La sala è gremita, cosa non da poco per Pinerolo.
Prende la parola il presidente dalla Sezione Italia Nostra del Pinerolese, il Dott. Giovanni Bessone, introducendo il tema, indicando che sviluppo, cultura e lavoro sono anche fatti di edifici, paragonando l’area, che va dal Moirano al Lemina, alla Crocetta di Torino come centralità rispetto a Pinerolo. Conclude sottolineando l’importanza delle strutture esistenti perché fin dal primo dopoguerra la città ha subito troppe cancellazioni. Lamenta anche il fatto che tra progettazione, pianificazione e realizzazione urbanistica passano di solito minimo 20 anni.

Il dibattito prosegue con il racconto dello storico Marco Calliero. Ci tiene ad iniziare a modo suo, con una introduzione del tipo, le parole non sono le sue: “c’era una volta tra Lemina e Moirano un’area ricca di testimonianza storica del passato di Pinerolo…” facendo pensare parlasse dell’area tema di dibattito. Invece parlava di un’altra area, persa, che ormai è ricoperta da nuove batterie di condomini edificati tra il 2007 e 2009. (a quale si riferisce mi è mi è sfuggito… Macine?)

Ritorna quindi a parlare della storia di Pinerolo e dell’artigianato tessile, ripercorrendo con date precise l’evoluzione delle costruzioni che si sono affacciate sul Moirano. Parla degli insediamenti iniziali, gli ampliamenti, la costruzione del follone, i passaggi di proprietà da pubblico a privato, da privati ad altri privati fino ad arrivare alla situazione attuale di abbandono di tutta l’area. (Provare a sintetizzare il perfetto racconto con date e riferimenti sarebbe troppo complicato e rischierei di riportare dati imprecisi)

Parla un piano regolatore nato male, in cui le preesistenze del territorio non sono concepite come ricchezza. Qui parte una carrellata di diapositive con le perdite del territorio pinerolese negli ultimi 50 anni: il mulino delle Lime, il mulino di Riva, la filanda Giorgi, il battitore di canapa (e altri che non ricordo…) Quello che distingue una paese, una città da un’altra sono gli elementi di connotazione storica, qui nel pinerolese non sono stati censiti quando erano tanti e adesso che sono pochi non vengono protetti. Il merlettificio è uno dei pochissimi esempi in Piemonte di fabbricato di edilizia industriale.

Prende la parola l’architetto Eros Primo parlando in generale delle problematiche al riuso delle strutture esistenti soprattutto quando si tratta di mettere d’accordo le diverse proprietà, come in questo caso. Sarebbe auspicabile comunque un intervento di edilizia privata in cui gli oneri di urbanizzazione fossero reinvestiti nell’area in questione per il recupero dell’edificio. Propone in questo modo oltre al riuso della struttura una possibile ubicazione della biblioteca, un’area museale, quote di verde, un’idea di piazza. Anche lui lamenta però difficoltà nella modifica del piano regolatore, modifiche necessarie per realizzare tutte queste cose.

Si parla adesso di una tesi di laurea riguardante l’area dell’ex-merlettificio, i relatori sono gli 2 dei 3 autori. La stesura della tesi ha impegnato 1 anno di lavoro prendendo in considerazione sopralluoghi, lo studio urbanistico della città, la scoperta delle tracce storiche negli archivi ed infine ma non meno importante il fattore economico.
Si sono fatti un’idea di Pinerolo come un luogo con un passato glorioso che ha però gravi problemi di carattere urbano. Fino al ‘900 l’espansione è stata sana, legata al territorio ed al tessuto esistente. Poi l’espansione piano piano degenera creando situazioni sgradevoli, dimenticando problematiche al suo interno. L’intervento urbanistico non deve limitarsi al merlettificio, ma deve includere l’area dietro stante e deve essere concepita come una progettazione organica della città stessa.
Nella loro tesi hanno confrontato l’area di Pinerolo con interventi simili, il parco urbano di Caldogno, Nantes e il quartiere borghesiano di Roma. Loro propongono quindi anche per Pinerolo un concorso di idee che coinvolga tutto e tutti: proprietari, investitori, progettisti, finanziatori, il comune, la cittadinanza, il mercato. Tutte queste figure dovranno confrontarsi non solo con il concorso ma con convegni, momenti informativi, proposte aggiuntive, marketing e tutto con una coordinazione esterna alle parti.
Si conclude con un’osservazione condivisa da tutti: ripassando il bellissimo skyline di Pinerolo c’è al momento un solo brutto intoppo (il grattacielo), dettato dalla moda del momento. Fare attenzione quindi a cosa questo nuovo progetto lascerà in eredità alla città per le generazioni future.

Interviene il sindaco, appena arrivato dal consiglio comunale, non al corrente quindi della piega che ha preso il dibattito.

Inizia descrivendo l’area che con i suoi 60.000 metri quadrati sono diventati una criticità per città riferendosi alla recente e discussa ordinanza di sgombero coattivo delle persone che vivevano nei fabbricati abbandonati in condizioni molto più che precarie, alcune di origini marocchine e in parte anche in regola con i permessi.

Ribadisce il concetto di opportunità per la città di risolvere alcuni problemi che la stanno soffocando. Dice che non si sente un bolscevico che dall’alto impone ai privati cosa devono fare sulla propria proprietà, soprattutto dal momento che ora, dopo tutti questi anni, sembrerebbe che i proprietari abbiano presentato un progetto condiviso. Parla prima di tutto del problema della sosta, i posteggi. Piazza Vittorio Veneto, bellissima e centralissima piazza di Pinerolo, a parte le due mezze giornate di mercato svolge il ruolo di silos per auto con i suoi circa 580 posti auto interni e i 250 laterali. Si vorrebbero quindi creare nuovi posti auto nell’area del Turck, si ricaverebbero circa 1000 posti auto per consentire una pedonalizzazione del centro città e del centro storico. (siamo sicuri che questo è l’obbietivo?) Si parla anche di un parcheggio, interrato o sopraelevato, in corrispondenza delle attuali piazze di sosta in prossimità dove via Moirano gira in Corso Piave.

Parla della viabilità e della nuova via di deflusso dalla città che risolverebbe il problema. (di nuovo siamo sicuri?) Condivide l’idea di massima del progetto attuale, un progetto di iniziativa privata con un regia da parte del Comune.

Si tratta inoltre di opere per la conservazione e valorizzazione del Moirano, senza intubazioni per creare energia ad esempio, garantisce la conservazione del follone e la messa in sicurezza dell’asse del Lemina e la costruzione di nuovi ponti.

Finalmente si parla di edilizia residenziale, la nuova area darebbe alla luce unità abitative per 800 persone, dislocate per lo più in condomini di 6 piani attorno ad una grande piazza.

Interviene il consigliere Cirri che parla prima di architettura armonizzata con l’ambiente, distanza tra gli edifici più elevata rispetto a quello che consente il piano regolatore ma poi dell’opportunità di trasformare un grosso paesone in città, di 1500 nuovi posti auto e di parcheggi sotterranei di 2 o 3 piani e anche di più se si potesse in Italia.

A questo punto nella sala i mormorii di malumore si traformano in domande. Cosa succederà alla struttura del Turck? Le aree verdi? Le zone pedonali per poter vivere un angolo di città?

Risponde un progettista, Arione. In sala sono presenti anche altri due progettisti Geuna e Ripamonti ma non intervengono.

Incomincia subito dicendo che ad un certo punto bisogna fare delle scelte. Che non si può ottenere sempre il meglio. Fa riferimento ad altre tesi di laurea persentate sulla stessa area, tesi che non prevedono per forza la conservazione del grosso edificio, alcune prevedono la demolizione altre dei giardini gradinati al suo interno.

Ripercorre la storia del piano regolatore del 1974, la previsione di un’area di carattere direzionale nel 1975, nel 1979 la revoca del piano particolareggiato fino al 1995 con la delibera per la rimozione del vincolo sul merlettificio.

Ritorna sul progetto, dice inizialmente che l’edificio non verrà demolito ma poco più tardi sembrerebbe che verrà solo conservata la facciata, sul lato sud verrebbero costruiti dei portici tecnologici. Al piano terreno nuovi esercizi commerciali ed ai piani superiori si riceverebbero unità abitative. Anche il progettista parla di questa nuova piazza (grande metà piazza fontana) che sarebbe collegata con un passaggio pedonale sopra il Moirano che entrebbe nella struttura dell’edificio. Continua parlando dell’ipotesi edilizia convenzionata nell’area, di rifacimento di ponti e di un sottopasso ferroviario.

Ritorna l’atteggiamento iniziale, in cui dice che i progettisti si sono arresi alla committenza e che le cose alle volte vanno chiuse.

Interviene nella discussione il marito dell’unica erede della famiglia Turck, l’a attuale proprietario della struttura. Definisce in modo chiaro e deciso la loro posizione, definendo un grossa balla parlare di recupero e riuso dell’edificio se poi se ne conserverà solo la facciata e se addirittura la struttura accoglierà unità abitative.
Continua parlando del lato economico della questione, dicendo che è un punto rilevante ma che non bisogna farsi tirare da questo aspetto verso direzioni sbagliate. Ci vogliono idee giuste, idee nuove che possano attirare finanziatori e investitori. Solo i questo modo i soldi per fare qualcosa di importante potrebbero arrivare.

Conclude la serata Italia Nostra con il prof. Seglie e Il dott Bessone ringraziano la presenza numerosa di pubblico e sottolineano l’importanza di altri incontri costruttivi sull’argomento. Nonostante la piega che ha preso la discussione ci tengono a dire che non bisogna creare radicalismi.
Ritornano a parlare di Pinerolo come l’unico paese d’Europa che ha demolito pezzi di storia del 1600 con una delibera comunale notturna e d’urgenza per aggirare i vincoli esistenti.

Pinerolo deve uscire dal dilettantismo e rivolgersi a professionisti per capire sia il valore storico del suo patrimonio che per capire come valorizzarlo.

QUI il video dalla Voce del Pinerolese

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